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Dario Petucco - Poeta


Dario Petucco
 
LA TROTA CURIOSA

    C’era una volta in una grande montagna coperta di alberi un piccolo laghetto, dall’acqua azzurra con riflessi verdi attorniato da alti alberi che, durante le ore più calde della giornata, donavano una rinfrescante ombra.
    In questo piccolo laghetto la vita scorreva lenta e normale. Gli abitanti del lago si volevano bene e vivevano in pacifica simbiosi con gli abitanti dei vicini boschi. Questo laghetto non era molto profondo in quanto il suo piccolo ed unico immissario era un torrentello che dalla montagna più alta trasportava poca acqua. Da questo laghetto, poi, partiva un piccolo rio che era quasi sempre a secco.
    Eravamo ancora nella calda stagione estiva, piogge non ce n’erano state e sia dal laghetto sia dai suoi due piccoli corsi d’acqua si scorgevano molte bianche pietre tanto erano poco profondi, di conseguenza quasi tutti gli abitanti del bosco soffrivano per il caldo e la forte sete che nelle ore pomeridiane si facevano sentire più forti.
    In questo laghetto, tra gli altri, vi abitava una piccola trota, un giovane esemplare di normalissima trota che per via della sua tenera età era molto curiosa e voleva sempre ficcare il naso dappertutto. Ogni qualvolta un animale si accostava al lago per abbeverarsi, lei con un guizzo veloce gli si avvicinava per chiedergli le cose più banali e qualche volta sciocche. La giovane trota non era molto ben vista da tutti gli altri abitanti perché il suo comportamento spesso era inopportuno e rompitasche.
    Questa piccola trota curiosa era già stanca di abitare in quel piccolo laghetto che oramai conosceva alla perfezione, sognava un giorno di andarsene via e per questo invidiava gli uccelli perché, dotati di ali, potevano volare ovunque senza mai chiedere il permesso a nessuno. Lei invece per uno scherzo della natura era costretta a vivere quasi imprigionata in quel laghetto dal perimetro molto scarso, e non voleva morire senza prima aver conosciuto cosa c’era aldilà dei confini del lago.
    Questa giovane trota che l’anno prima non era ancora nata, non sapeva della grande potenza dell’inverno con le sue piogge e nevicate, i grossi accumuli d’acqua che scendono dal cielo per rimpinguare i laghi, i fiumi, i torrenti, quindi credeva che per tutto il tempo il lago e i due torrentelli fossero sempre quasi all’asciutto.
    Un giorno gironzolando per il lago incontrò una vecchia carpa. Questa carpa pur cercando elegantemente di evitare la giovane trota conoscendo la sua predisposizione per importunare la gente, era anche molto garbata e di conseguenza si fermò per dare la possibilità alla trota di sfogarsi nel parlare. Tra un discorso e l’altro la carpa disse una frase banale in quel momento, ma che avrebbe rappresentato in futuro qualcosa di molto importante per la giovane trota. La carpa disse alla trota di divertirsi, di girare un po’ per il lago, di giocare con gli altri giovani pesci finché c’era la bella stagione, perché da lì a poco sarebbe arrivato l’inverno con il suo freddo e le tante piogge.
    La trota che non sapeva cosa fossero le piogge, chiese candidamente lumi alla carpa la quale gli disse che le piogge altre non erano che acqua che scendeva dal cielo per aggiungersi alla poca acqua del lago. La trota che era si curiosa e giovane, ma anche intelligente, subito chiese se oltre al lago si sarebbero ingrossati anche i due torrenti. La carpa rispose affermativamente, chiuse il discorso, salutò e se ne andò via.
    Le settimane trascorrevano lente, e la trota non faceva altro che aspettare l’inverno, ora che sapeva quello che l’inverno avrebbe portato. Lei pensava nella sua giovane mente di aspettare che il torrente che scendeva a valle si ingrossasse per imboccarlo, e vedere dove avesse portato e cosa c’era oltre il lago. La sua curiosità era nutrita dall’incoscienza della sua giovane età, e spavalda com’era non temeva  nulla.
    Finalmente, dopo un’attesa che sembrava interminabile, l’inverno arrivò, e con l’inverno arrivarono anche grosse nubi minacciose, grigie, cupe, le quali iniziarono a nascondere le cime più alte delle montagne. La pioggia cadeva copiosa, il freddo si faceva sentire, ma dovuto all’enorme eccitazione di cui era pervasa la trota, lei non se ne accorgeva. Oramai aspettava solamente che il torrente emissario fosse pieno abbastanza da consentirle di scappare, realizzando così il sogno di allontanarsi dal laghetto.
    Il fatidico momento non tardò ad arrivare e senza nemmeno voltarsi indietro ebbe inizio la sua grande avventura.
    Con un deciso colpo di pinne imboccò il torrente e promise a se stessa di non tornare mai più. La discesa era più facile del previsto e mentre scorreva veloce lungo il torrente, l’entusiasmo della trota curiosa cominciava leggermente ad affievolirsi poiché stava comprendendo che il paesaggio non cambiava, lo scenario era sempre lo stesso, l’acqua sempre più gelida ed i personaggi che incontrava assomigliavano molto agli abitanti del laghetto e dei boschi vicini.
    Dopo qualche giorno di discesa il torrente terminò la sua corsa entrando in un fiume molto grande, talmente grande che le due rive quasi non si vedevano. La trota senza un attimo d’indecisione seguì la corrente che cominciava ad essere più forte.
    In questo grande fiume cominciò a vedere delle creature che non aveva mai visto prima.
    Incontrò dei grossi lucci e molti salmoni che, stranamente per lei, risalivano la corrente invece di lasciarsi trasportare, e risalivano così veloci che riuscivano a schivarla solo all’ultimo momento. Lei era un po’ impaurita da questi salmoni così veloci e grossi che le venivano incontro, e temeva le inevitabili conseguenze di uno scontro.
    Allo stesso tempo però, l’incontro con questi salmoni che navigavano contro corrente, la incuriosiva sempre di più e dopo un po’ di esitazione riuscì a fermarne uno chiedendogli da dove provenivano e perché nuotavano contro corrente con così tanta premura. Il grosso salmone, per contro, le rispose dicendole che venivano dal mare e che avevano fretta di risalire la corrente perché dovevano depositare le uova e far nascere i loro piccoli.
    La curiosità della trota era al massimo. Cercava nella sua piccola mente di capire cos’era il mare, com’era fatto e da chi era popolato. La trota cercò invano di chiedere spiegazioni al salmone, ma questo se n’era già andato via veloce. Senza perdere altro tempo la trota ricominciò a scendere il fiume. Aveva deciso di non rimanere troppo al largo, ma di stare più vicina alla riva in maniera che la corrente forte non le avrebbe fatto perdere l’orientamento.
    Trascorrevano lente le settimane e del mare non si vedeva nemmeno l’ombra. Il paesaggio che la trota vedeva era sempre molto simile: alberi spogli per l’inverno, erba ricoperta di neve e brina, pochi coraggiosi animali che sfidavano le intemperie per procurarsi il cibo. Nel fiume la situazione non era molto diversa, i salmoni si facevano sempre più rari ma il numero di lucci, carpe, trote più grosse di lei, rane e rospi era sempre consistente.
    La trota cominciava a spazientirsi, si sentiva scoraggiata di non aver scoperto finora nulla di veramente interessante, il suo entusiasmo che l’aveva spinta molto lontano dal suo laghetto stava quasi per svanire. Era diventata più grande e nel suo intelligente cervello stava prendendo forma l’idea di tornarsene indietro nel suo pacifico laghetto.
    La forte corrente era diminuita e il fiume scorreva lento verso la fine del suo lungo viaggio.
    Un tardo pomeriggio, quando il sole trasformato in una rossa palla scendeva all’orizzonte, la trota si trovò di fronte lo spettacolo che nella sua giovinezza aveva tanto sognato, un’infinita massa d’acqua burrascosa si trovava di fronte a lei: era finalmente arrivata al mare.
    La trota era ferma immobile con gli occhi sgranati, dall’emozione non riusciva quasi a respirare, e di fronte a lei vedeva specie di pesci così grandi come non aveva mai visto prima. Dopo qualche minuto di sbigottimento, la trota cominciò a calmarsi e si rese conto che nell’acqua c’era qualcosa di molto diverso, un sapore che non aveva mai gustato prima. Lei era abituata alle fresche e limpide acque di un piccolo laghetto di montagna, ed ora invece si trovava immersa in un mondo nuovo di acqua salata e onde gigantesche, ma non soffriva, anzi, sembrava che il contatto con l’acqua salata la rinvigorisse, le facesse aumentare le forze e le energie, ed era felice.
    Quando il sole ebbe finito di scendere, e la luna faceva bella mostra di se tra le stelle, successe un incantesimo che mai si sarebbe ripetuto.
    Come per magia, senza alcuna spiegazione, con tutti gli abitanti del mare che credevano di essere diventati matti, la piccola trota si trasformò in un grande, maestoso, agile e simpatico delfino, che sorridendo a tutti prese il largo giocando divertito con le stelle che si specchiavano nel mare.
    La trota curiosa aveva realizzato il suo desiderio di libertà, di conoscenza, di sapienza, e grazie ad un mistero che nessuno potrà mai svelare, si era trasformata in un magnifico delfino che nuotava sempre felice in tutti i mari e gli oceani del mondo.

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